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Dott.ssa Vittoria Bertolini

Biologa nutrizionista

Il Biologo Nutrizionista è un esperto in Scienza dell’Alimentazione e della Nutrizione. E’ in grado di formulare piani alimentari, e di elaborare, determinare e prescrivere profili nutrizionali o diete per singoli individui o comunità. Per esercitare la professione è necessario che sia a conoscenza degli alimenti e delle loro caratteristiche nutrizionali e/o salutistiche. Valuta i fabbisogni nutrizionali in soggetti sani attraverso tecniche e metodologie specifiche: analisi di composizione corporea, analisi del metabolismo basale e del dispendio energetico, analisi nutrizionale dell’introito alimentare, ecc.. E’ altresì abilitato ad elaborare menù per soggetti con patologie precedentemente accertate da un medico, come ad es. dislipidemie, diabete, allergie alimentari ecc.; il tutto per migliorare lo stato di salute utilizzando esclusivamente gli alimenti o gli integratori alimentari, senza l’impiego di farmaci. Si occupa inoltre di alimentazione rivolta a persone con bisogni particolari come donne in gravidanza o in allattamento, anziani, bambini, sportivi. In generale il Biologo Nutrizionista può essere un valido sostegno e un punto di riferimento per tutti coloro che abbiano necessità di correggere le proprie abitudini alimentari, di nutrirsi in modo adeguato, o per chi è alla ricerca del benessere che deriva da una sana alimentazione. La figura del Biologo Nutrizionista può essere fondamentale nell’educazione alimentare nelle scuole, o può collaborare con altre figure come ad esempio gli psicoterapeuti per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. Può essere attivo anche nella prevenzione e nella promozione alla salute organizzando corsi, seminari o pubblicando articoli su riviste scientifiche.

Il Biologo Nutrizionista dal punto di vista legale è un laureato in Scienze Biologiche, con laurea magistrale e deve essere iscritto all’Ordine dei Biologi Sez A. È opportuno, dopo la laurea magistrale (cinque anni o quattro più uno di tirocinio), seguire corsi, master, aggiornamenti, finalizzati all’approfondimento della scienza dell’alimentazione e della nutrizione o conseguire la specializzazione in scienza dell’alimentazione.

La parola Biologia significa “discorso sul vivente”. Per garantire l’esistenza degli organismi viventi è necessario un costante apporto energetico per cui la nutrizione rappresenta un aspetto fondamentale per la conservazione della vita. Con queste premesse si riesce a comprendere il legame inscindibile che esiste tra biologia e nutrizione. L’art. 3 della legge 24.5.1967, n. 396 afferma testualmente che formano oggetto della professione di biologo le attività di “valutazione dei bisogni nutritivi ed energetici dell’uomo”. Del resto la stessa giurisprudenza amministrativa ha confermato che oltre alla legge costituisce fondamento delle competenze del biologo il decreto del Ministero di Grazia e Giustizia n. 362/93 (v. Cons. Stato, sez. V, 16.11.2005, n. 6394, in Foro Amm. Cons. St. 2005, 3305). Applicando i principi sanciti dalla citata Sentenza 16626 l’unico obbligo che riguarda il biologo è quello di non qualificarsi come medico, di non effettuare diagnosi e di non prescrivere farmaci.

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I recenti progressi della medicina, hanno portato ad un allungamento dell’aspettativa di vita, spesso però le condizioni di salute non sono soddisfacenti e, il più delle volte, non permettono una vita decorosa e autosufficiente. I dati ISTAT per la popolazione italiana dimostrano che l’aumento della probabilità di morire con l’aumentare dell’età (che è una misura della velocità dell’invecchiamento biologico) non si è ridotto tra il 1900 e il 1995, ma anzi si è accresciuto, per cui con l’aumentare della vita media è aumentata la popolazione anziana composta da persone fragili e malate. Sono quindi stati fatti tutta una serie d’ interessanti studi scientifici mirati a migliorare lo stato di salute in vecchiaia, che hanno evidenziato le potenzialità degli organismi viventi. Con il termine invecchiamento si indica l’accumulo nel tempo dei danni prodotti e non riparati dal normale metabolismo attraverso meccanismi cellulari. Tutto questo causa una progressiva alterazione di organi e apparati; il processo di invecchiamento inizia precocemente già in età adulta. Esperimenti effettuati su animali identici, allevati nello stesso ambiente, in condizioni controllate, hanno dimostrato che possono sopravvivere più a lungo quelli che sono stati alimentati in condizione di restrizione calorica. Inoltre è stato rilevato che anche l’attività fisica ha effetti benefici e significativi nel rallentare i processi di invecchiamento. Attualmente il gruppo di studi sull’invecchiamento dell’Università di Pisa (sotto la guida del Prof. E . Bergamini ) che porta avanti esperimenti su roditori ha evidenziato nell’autofagia cellulare un meccanismo in grado di ripulire e rinnovare le cellule, preservandole dai danni dello stress ossidativo. La parola “autofagia” deriva dal greco e significa “mangiare se stessi”; descrive un meccanismo fisiologico in grado di sostituire le componenti cellulari danneggiate o non più necessarie alla cellula attraverso la loro degradazione all’interno di organuli intracellulari detti lisosomi. La stimolazione dell’autofagia cellulare potrebbe essere la chiave in grado di permettere agli esseri umani di invecchiare lentamente e in modo migliore, evitando le infermità più gravi. Questa particolare forma di autofagia, definita “macroatofagia cellulare”, permette il riciclo e il rinnovamento delle proteine ossidate delle membrane cellulari e dei mitocondri, che sono delle microscopiche centrali energetiche responsabili dell’invecchiamento dei nostri tessuti. La macroautofagia viene attivata con il digiuno e potenziata da alcuni farmaci che impediscono la metabolizzazione dei grassi del tessuto adiposo, di conseguenza si crea nella cellula un’emergenza energetica che induce la demolizione dei propri costituenti. In questo modo si attiva la proteolisi di strutture e organelli danneggiati dai radicali liberi, impedendone l’accumulo, responsabile dell’invecchiamento. La restrizione calorica imposta agli animali è una riduzione del 20-40% dell’apporto calorico quotidiano consumato liberamente dall’animale, nel rispetto dell’equilibrio tra le sostanze nutritive assunte. A differenza di quanto viene proposto in una dieta dimagrante, in cui è auspicabile mantenere un apporto calorico ridotto, ma con spuntini frequenti per non arrivare ai pasti principali troppo affamati, in questo caso è necessario sopportare il senso della fame per qualche ora in più durante la settimana. La sensazione di fame segnala che l’organismo si sta ripulendo da tutte le scorie dannose. Dietro a tutti questi studi comunque si è rivelato che l’arte di magiare bene è l’arma più potente che abbiamo per combattere l’invecchiamento; e anche in questo caso è necessario consumare porzioni abbondanti di frutta e verdura, limitare il consumo di grassi e non eccedere con le proteine per raggiungere in questo modo un peso corporeo ottimale e mantenerlo nel tempo. Al fine di ridurre gli stress ossidativi a carico delle cellule è importante non fumare, evitare un consumo eccessivo di alcool e di esporsi troppo alla luce solare. Può essere di aiuto stimolare la mente e ridurre lo stress, sebbene uno stress moderato possa avere un effetto ormetico, vale a dire stimolante a basse dosi e inibente o tossico ad alte dosi* . Per combattere l’invecchiamento vanno alternati momenti di restrizione calorica a momenti di sovralimentazione, soprattutto se associati ad intensa attività fisica. Il digiuno proposto da molte pratiche religiose come ad esempio l’obbligo dei monaci buddisti di digiunare nei giorni di luna nuova e di luna piena, il mese del Ramadan per la religione Islamica in cui si pratica il digiuno all’alba al tramonto, il digiuno dei cristiani che precede la Pasqua, possono rappresentare, secondo questi studi, una buona pratica alimentare per una vita lunga e decorosa.

 

Per approfondimenti sono consigliati i seguenti libri: Prof. Ettore Bergamini “L’arte della longevità” edizioni ETS

Ulisse Franciosi “Digiuno, autofagia e longevità” Erga edizioni.

 

*La teoria dell’ormesi, afferma che sostanze particolari sono in grado di esercitare effetti opposti in relazione alle dosi somministrate. Es. alcool a basse dosi riduce il rischio cardio-vascolare, ad alte dosi lo aumenta. Radiazioni ionizzati, a piccole dosi proteggono dai danni provocati da una esposizione a dosi massicce di raggi X.

 

Abstract:

Esistono molte leggende sull’origine della diffusione del caffè: la più famosa è quella del pastore Kaldi che portò a pascolare le sue capre, le quali un giorno masticarono una pianta con le bacche rosse. Durante tutta la notte le capre invece di dormire si misero a vagabondare ed erano molto attive.

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